Piervito: l’arte come sperimentazione del mondo e percorso verso il lavoro

Piervito Aresta, è un materano, giovanissimo, che nella scorsa edizione del Master in Editoria e Comunicazione di Innform con Universosud e Lavieri, ho potuto conoscere e di cui apprezzo il talento artistico. Gli ho fatto qualche domanda sulla sua idea di comunicazione visiva.

Piervito Aresta - Designer grafico - Lavoratore autonomo | LinkedIn

Mi piace creare immagini: per comunicare, per esprimermi, per evocare concetti. Non mi definisco né grafico né illustratore né artista, non mi piace etichettare. Non sono uno di quelli “nati con la matita in mano”, anzi, da bambino la matita la evitavo, e ancor di più evitavo i colori. Il mio percorso “artistico” è iniziato molto tardi, non la considero una vocazione ma un’esigenza espressiva. Mi sono avvicinato all’arte perché ero, e lo sono ancora, affascinato dalla libertà che essa stimola negli esseri umani: l’arte apre la mente.

Spesso, quando si parla di grafica, chi di noi non si è sentito rispondere che “anche mio cuggino fa le locandine?”. Tu vieni da un percorso di studi in qualche modo umanistico, perché hai studiato arte. Quanto è importante avere basi teoriche ben radicate nella cultura, per poter creare innovazione grafica oggi? E quanto è importante secondo te conoscere le fondamenta della comunicazione, per poter sviluppare progetti creativi efficaci?


Diciamo le cose come stanno: a fare le locandine non ci vuole niente. Nozioni base del graphic design, disponibili gratis ormai ovunque, conoscenza base di qualche programmino e la locandina è bella che fatta. Per come la vedo io il design della comunicazione è un mezzo che deve operare in un mondo sempre più eterogeneo, non servono più solo le nozioni per un’ottima “leggibilità”. Il design modernista che mirava a “raffreddare” i concetti e a mettere tutto in ordine in una griglia non ci serve più, non è più efficace in un mondo che stiamo scoprendo sempre più complesso. La cultura umanistica non deve essere più vista in contrapposizione a quella scientifica, ma entrambe devono cooperare per pensare a sistemi complessi per un mondo complesso.

Il tuo profilo Instagram ci parla di una sperimentazione visiva sempre in corso. Ci spieghi qual è l’idea di fondo?

Il mio profilo Instagram è uno spazio sempre in movimento, riflette quello che sono, i miei interessi e non ha uno stile né un’immagine coordinata. Quando frequentavo l’Accademia di Belle Arti un mio prof mi rimproverò perché facevo lavori sempre diversi e non avevo uno stile preciso, i miei lavori non erano riconoscibili! Questa critica ebbe l’effetto contrario, mi incoraggiò a continuare su questa strada, la libera sperimentazione che dall’arte e l’illustrazione mi ha portato alla comunicazione, alla grafica e ai social.


C’è un progetto che più di tutti ha attirato la mia attenzione, questa rilettura delle icone contemporanee che mi ricorda da un lato Saint Hoax e dall’altro Wharol. Me lo racconti?

Questi ritratti nascono per una rivista che ho creato l’anno scorso come progetto di laurea. La rivista si chiama FEIK e il concetto di fondo era quello di raccontare questi primi venti anni del XXI e mettere insieme tutte le cose che ho appreso durante i miei anni di studio (master compreso): grafica, illustrazione, infografica e comunicazione. L’intenzione era quella di prendere in giro la comunicazione televisiva e giornalistica in cui tutto deve sembrare spettacolare come se fosse su un palcoscenico. Mi sono divertito molto a creare dei ritratti grotteschi con contrasti molto forti e forme spigolose, tutto doveva essere super accattivante. Per quanto riguarda l’aspetto formale mi sono ispirato ai ritratti di Stefano Tamburini, un grafico degli anni 70-80 curatore di alcune riviste di controcultura, una tra tutte la rivoluzionaria Frigidaire. Il difetto di questi ritratti però è che danno il meglio solo con soggetti cattivi, se prendiamo il ritratto di Greta e Il ritratto di Trump ad esempio, quest’ultimo è molto meglio.

L’hanno scorso hai partecipato al Master in Editoria e comunicazione Innform. Ti è stato utile e in cosa?

Il master in Editoria e Comunicazione mi è stato molto utile perché ho imparato i meccanismi dell’editoria che delle tecniche di comunicazione. Non ne sapevo davvero niente e il Master mi ha stimolato tanto. Il valore aggiunto di questo percorso è stata la conoscenza di persone stupende (sia professionalmente che umanamente), il confronto con loro mi ha davvero fatto sentire soddisfatto di questa esperienza. Inoltre dopo il master e i vari tirocini che lo hanno seguito, oggi faccio parte di un progetto realizzato con le altre partecipanti al Master. Sto parlando di “Io Viaggio lucano”, il blog delle Pro-loco lucane che ci permette di raccontare la nostra regione con testi e immagini di qualità.


Master in Editoria e Comunicazione

La comunicazione è un mestiere sorprendente! Le aziende e i brand conoscono il valore di una comunicazione curata da professionisti e non possono farne più a meno.

Tanti si improvvisano, ma la qualità delle competenze fa la differenza e porta risultati. La terza edizione del Master in Editoria e Comunicazione promosso da Innform, Universosud e Lavieri ha tutte le caratteristiche più adatte a darti l’opportunità di acquisire abilità e conoscenze spendibili nel mondo del lavoro.

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